Impianti di pirolisi
I nostri progetti
Tra le nostre attività vi è la valorizzazione della biomassa vegetale (segatura, legno ricliclato), dei residui di cartiera (refil o purpes), dei residui di lavorazioni agricole (potature, paglia), dei residui dell'industria agroalimantare (bucce di cacao, arachidi, vinaccioli, sanse ecc...) attraverso degli impianti di piro-gassificazione atti alla produzione di energia elettrica.
Know-How
La pirolisi di biomassa comporta la degradazione termica del legno, i cui componenti principali sono cellulosa, emicellulosa e lignina. La decomposizione della cellulosa avviene a circa 325-400°C, la decomposizione dell’emicellulosala avviene a seguito di processi esotermici che iniziano a circa 180°C e raggiungono il loro massimo intorno ai 255°C. La decomposizione della lignina inizia a circa 280°C per poi raggiungere un massimo tra i 350°C e i 450°C. La degradazione è completa a 500°C.
Oltre la temperatura, quindi, un altro parametro molto
importante è il tempo di residenza
internamente al reattore, poiché,
al fine di far avvenire le reazioni,
esso deve essere maggiore
del tempo di reazione.
Funzionamento
Il modello pilota del pirogassificatore ha un'architettura sviluppata su due stadi, il primo stadio è quello in cui avviene il processo di pirolisi; il materiale dopo essere stato inserito all'interno del reattore viene portato ad una temperatura compresa fra i 250° e i 320°C in assenza di aria dove avviene la rottura termica dei legami chimici. Si ottiene cosi syngas e carbone vegetale.
Il secondo stadio è quello in cui avviene il processo di gassificazione; nella camera di avanzamento del carbone viene iniettato O2 che genera un ulteriore processo di combustione con conseguente sviluppo di syngas.
Il syngas cosi prodotto risulta essere un buon combustibile per gruppi elettrogeni per la produzione di energica elettrica.
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